
Negli ultimi anni, la sostenibilità è diventata uno dei temi centrali della regolazione economica europea. Con l’introduzione di normative come la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) e la Direttiva sul dovere di diligenza nelle catene del valore (CSDDD), l’Unione Europea ha rafforzato gli obblighi di trasparenza delle imprese rispetto agli impatti ambientali, sociali e di governance (ESG).
Con l’avvio dell’applicazione concreta di queste norme è, però, emersa una criticità sempre più evidente: il sistema di reporting stava diventando particolarmente complesso e oneroso, soprattutto per le imprese di dimensioni medie e per quelle coinvolte nelle catene di fornitura.
È proprio in questo contesto che si inserisce la Direttiva (UE) 2026/470, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea il 26 febbraio 2026.
La direttiva introduce il cosiddetto pacchetto “Omnibus I”, un intervento volto a rivedere e semplificare parte della normativa ESG europea, con l’obiettivo di ridurre gli oneri amministrativi per le imprese senza rinunciare agli obiettivi del Green Deal europeo.
Negli ultimi anni il quadro normativo europeo sulla sostenibilità si è ampliato rapidamente. Accanto alla tassonomia europea e alle regole sulla finanza sostenibile, la CSRD ha introdotto obblighi dettagliati di rendicontazione per le imprese, mentre la Direttiva sulla due diligence ha previsto nuovi doveri di controllo sugli impatti ambientali e sociali lungo la catena del valore.
Queste norme hanno l’obiettivo di migliorare la qualità delle informazioni disponibili per investitori e istituzioni, favorendo allo stesso tempo modelli di business più sostenibili.
Con il tempo, tuttavia, molte imprese hanno segnalato difficoltà operative legate alla complessità degli standard di rendicontazione, alla quantità di dati richiesti e alla necessità di raccogliere informazioni da numerosi soggetti lungo la filiera.
La nuova direttiva nasce proprio per rispondere a queste criticità, introducendo un principio di maggiore proporzionalità: gli obblighi più complessi vengono concentrati sulle imprese di dimensioni maggiori, considerate quelle con maggiore impatto economico, ambientale e sociale e con più risorse organizzative.
Uno dei cambiamenti più rilevanti riguarda la revisione dell’ambito di applicazione della CSRD.
Con la nuova direttiva, l’obbligo di redigere e pubblicare una rendicontazione di sostenibilità si applicherà solo alle imprese che superano entrambe le seguenti soglie:
Ciò significa che molte aziende che si stavano preparando ad adottare sistemi complessi di reporting ESG non rientreranno più nell’ambito di applicazione diretto della normativa.
Un’altra novità riguarda le PMI quotate sui mercati regolamentati.
Nel quadro normativo originario queste imprese avrebbero dovuto entrare progressivamente nel sistema di rendicontazione della sostenibilità. Con il pacchetto “Omnibus I”, invece, vengono escluse dagli obblighi obbligatori.
Ciò non significa che il tema della sostenibilità diventi irrilevante per queste imprese: le PMI potranno comunque continuare a comunicare informazioni ESG su base volontaria, utilizzando standard semplificati.
Uno dei problemi più discussi emersi negli ultimi anni riguarda l’impatto degli obblighi ESG sulle imprese della catena di fornitura, spesso di dimensioni ridotte.
Molte PMI hanno infatti ricevuto richieste molto dettagliate di informazioni sulla sostenibilità da parte di grandi imprese soggette agli obblighi di reporting. In questo modo, anche aziende non direttamente interessate dalla normativa si sono trovate a sostenere costi amministrativi significativi.
La nuova direttiva introduce quindi una serie di misure di tutela per le imprese con meno di 1.000 dipendenti, definite come “imprese protette”.
In particolare:
L’obiettivo è evitare che gli obblighi ESG producano un effetto a cascata sulle imprese più piccole.
La direttiva modifica anche la normativa sul dovere di diligenza in materia di diritti umani e ambiente.
Anche in questo caso le soglie dimensionali sono state significativamente aumentate. Gli obblighi si applicheranno solo alle imprese con:
La disciplina sulla due diligence riguarderà quindi principalmente le grandi multinazionali, che esercitano un’influenza più ampia sulle catene globali del valore.
Un ulteriore elemento della riforma riguarda la revisione degli European Sustainability Reporting Standards (ESRS).
La Commissione europea è stata incaricata di rivedere questi standard entro sei mesi dall’entrata in vigore della direttiva, con l’obiettivo di:
In questo modo i report di sostenibilità dovrebbero diventare più chiari, comparabili e meno onerosi da predisporre.
La direttiva interviene inoltre sul sistema di verifica delle informazioni di sostenibilità.
In particolare:
La direttiva entrerà in vigore il 18 marzo 2026, venti giorni dopo la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea.
Gli Stati membri dovranno recepire le nuove norme entro due scadenze:
La Direttiva (UE) 2026/470 segna una nuova fase nell’evoluzione della regolazione europea sulla sostenibilità.
Dopo una stagione caratterizzata da una forte espansione delle regole ESG, l’Unione europea sembra orientarsi verso un approccio più pragmatico, che mira a bilanciare gli obiettivi ambientali e sociali con la competitività delle imprese europee.
Il pacchetto “Omnibus I” non rappresenta quindi un arretramento rispetto agli obiettivi del Green Deal, ma piuttosto un tentativo di rendere il sistema normativo più proporzionato, efficiente e sostenibile anche dal punto di vista economico.
Per le imprese europee questo significa una cosa molto concreta: verificare nuovamente se rientrano nel perimetro della normativa e comprendere quali obblighi continueranno ad applicarsi.
Allo stesso tempo, anche le imprese non direttamente coinvolte dovranno continuare a monitorare l’evoluzione della regolazione ESG, poiché la sostenibilità resta un fattore sempre più rilevante nelle relazioni con investitori, clienti e partner commerciali.
Avv. Tiziana Gallo – Responsabile Dipartimento Diritto Amministrativo