
Le profonde carenze strutturali dell’intera filiera del settore moda, emerse anche grazie alle indagini condotte sui sistemi produttivi di importati brand, hanno messo in luce la fragilità di un sistema privo di controlli lungo la catena di produzione.
Tali criticità si concretizzano nella vulnerabilità contrattuale dei lavoratori, soprattutto immigrati, sottoposti a costanti fenomeni di precarietà e mancato rispetto degli standard minimi di tutela, con remunerazione al di sotto dei minimi previsti dai contratti nazionali e orari di lavoro che superano, sistematicamente, i limiti normativamente previsti.
I vuoti di tutela delle supply chain del lusso, legate in particolare allo sfruttamento lavorativo lungo la filiera dei subappalti ed al fenomeno del caporalato, hanno reso necessaria l’istituzione di un sistema di autocontrollo condiviso che impegnasse i soggetti contrattuali coinvolti ad un maggiore controllo e trasparenza, al fine di contrastare il mercato del lavoro irregolare e qualsiasi forma di illegalità, e contribuire nel tracciamento e monitoraggio della filiera produttiva.
Da tale necessità nasce la «Piattaforma di filiera nel settore della moda», certificazione di trasparenza della supply chain nata sotto l’egida del Tribunale di Milano e parte integrante del “Protocollo d’intesa per la legalità dei contratti di appalto nelle filiere produttive della moda”, firmato nel maggio dello scorso anno anche dai rappresentanti delle principali associazioni di categoria del settore moda e le organizzazioni sindacali confederali, con l’obiettivo di tracciare tutta la filiera nazionale del lusso, e non solo, e raccogliere i dati e le informazioni sulle catene produttive (documenti fiscali, previdenziali, della salute e sicurezza sul lavoro, CCNL applicati).
Dopo la soppressione degli articoli del DDL n. 1484/2025 relativi alla discussa certificazione unica di conformità delle filiere della moda, che introduceva una certificazione di filiera nel settore moda con esenzione di responsabilità in capo ai committenti, la piattaforma diviene, oggi, l’unico strumento utile per tracciare la filiera.
Le aziende (brand e imprese della filiera) che vorranno aderire volontariamente alla Piattaforma dovranno caricare e aggiornare periodicamente la seguente documentazione:
I brand e le imprese della filiera, con l’adesione volontaria al Protocollo, assumono, inoltre, una serie di impegni come l’inserimento di clausole nei contratti di fornitura/appalto che impongano ai fornitori di I livello il rispetto della normativa giuslavoristica, fiscale, previdenziale e di salute e sicurezza lungo le filiere, nonché l’applicazione dei CCNL sottoscritti dalle Organizzazioni sindacali più rappresentative, oltre all’implementazione di procedure di onboarding e monitoraggio dei fornitori/subfornitori e l’adozione di Codici di Condotta dei fornitori.
Il Protocollo prevede, infine, l’istituzione di un sistema di premialità per le imprese della filiera aderenti alla Piattaforma le quali – in caso di completezza e costante aggiornamento della documentazione caricata – otterranno l’ “Attestato di trasparenza nel settore moda”, valido 6 mesi e rinnovabile. Tali aziende saranno, quindi, iscritte in una “Green List” consultabile dai Brand e dalle altre Imprese di filiera.
La piattaforma di cui trattasi nasce sotto la spinta innovativa dell’evoluzione del contesto normativo europeo. In particolare il regolamento quadro ESPR (Ecodesign for Sustainable Products Regulation), in vigore dal luglio 2024, che definisce i requisiti obbligatori di sostenibilità e circolarità per quasi tutti i prodotti fisici nel mercato europeo, ed improntato sul divieto di distruzione di beni invenduti, sulla durabilità, riparabilità e riduzione delle sostanze nocive, ha previsto l’introduzione del Digital Product Passport (DPP), o Passaporto Digitale del Prodotto, che diventerà obbligatorio per la maggior parte delle aziende che commercializzano nell’Unione Europea, con l’implementazione attesa nel corso del 2026-2027 per i primi settori.
Il DPP rappresenta la vera identità digitale del prodotto e contiene informazioni cruciali sul suo ciclo di vita, come la composizione, le performance, la sostenibilità e le possibilità di riciclo.
Esso costituisce non solo un obbligo normativo ma anche un obiettivo di competitività, grazie al quale le imprese potranno garantire la trasparenza sui processi aziendali e rafforzare la fiducia sulle formazioni di sostenibilità del prodotto.
La piattaforma di trasparenza e il DPP, nel tracciare le materie prime, il processo di produzione, l’impronta ambientale e la conformità sociale, consentono all’impresa di ottimizzare la supply chain, migliorare l’efficienza delle risorse e valorizzare la reputazione aziendale.
Tale percorso evolutivo, teso alla trasparenza della catena di produzione ed al rispetto dei diritti dei lavoratori in essa impiegati, si erge sulla conformità agli adeguati assetti di impresa, ai fattori ESG, e sulla predisposizione di idonei ed efficienti Modelli di Gestione e Controllo ex D.lgs.231/01 contenenti condotte virtuose e di controllo diretto sull’intera catena produttiva.
Avv. Valentina Romano – Responsabile dipartimento compliance e diritto penale dell’economia